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RIVOLTA A BAGHDAD

    Nella città irachena è strage nelle carceri

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International Post, 16-22 maggio 2011- Strage nel carcere di Baghdad: la rivolta causa 18 morti

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Strage nel carcere di Baghdad: 
la rivolta causa 18 morti
 

Strage nel carcere di Baghdad, rivolta con 18 morti

di Pasquale Ragone

Quanto è accaduto a Baghdad sarà forse ripreso nei prossimi anni in qualche film per via delle scene ad alta tensione vissute nel carcere della città. La notte è ormai calata sui cieli iracheni quando l’attenzione si sposta a Baghdad, in quel che è considerato il carcere di massima sicurezza. Molto più precisamente ci troviamo all’interno di una piccola stanza nella quale sono presenti due guardie e un detenuto. Quest’ultimo è un personaggio eccellente del terrorismo islamico. Nell’ottobre scorso era riuscito a organizzare fin nei dettagli l’attentato costato la vita a cinquanta persone, uccise da una bomba nella chiesa siro-cattolica di Nostra Signora della Salvezza. Huthaifa al-Batawi, questo il nome del detenuto, è seduto nell’attesa dell’interrogatorio che da lì a qualche ora dovrà svelare i retroscena dell’attentato ma soprattutto informare il mondo dell’esistenza o meno di attentati previsti all’indomani della morte dell’ormai ex-capo di Al Quaeda, Osama Bin Laden. 


E’ ormai notte e l’oscurità cala anche fra le guardie del carcere. Bastano pochissimi istanti ad Al-Batawi per aggredire un tenente presente nella stanza, impossessarsi di un’arma da fuoco, uccidere la guardia stessa e dare vita a quello che da lì a qualche ora sarà ricordato come l’ennesimo inferno di Baghdad. Come in un piano preciso e progettato anzitempo, Al-Batawi recupera le chiavi delle celle nelle quali altri dieci presunti alquaedisti sono rinchiusi.
In pochi minuti sono undici i rivoltosi che scatenano l’allarme nel carcere.
E a quel punto scatta la caccia all’uomo. Il gruppo guidato da Al-Batawi si dirige verso l’ufficio del capo dell’Unità antiterrorismo di Karrada, il generale Moayed al Saleh, e lo uccide con un colpo alla testa sparato a sangue freddo. La rivolta cresce di ora in ora. Oltre le armi ottenute dalle guardie rimaste vittime della furia omicida degli undici terroristi, anche granate e armi più sofisticate entrano in loro possesso. L’escalation è totale: a colpi di granate e spari il gruppo riesce ad arrivare fin sulla soglia dei cancelli di uscita. Ma qui qualcosa cambia la storia di una fuga all’apparenza perfetta per rapidità ed efficacia. 


La polizia del carcere riesce a coordinarsi nonostante l’incessante catena di eventi. Le prime vittime delle guardie sono cinque terroristi che nel frattempo si erano impossessati di un furgoncino militare e che si preparano a sfondare uno dei cancelli che portano verso la libertà. Gli altri uomini del gruppo di Al-Batawi si sono asserragliati all’interno del carcere nel tentativo di resistere agli spari della polizia e con il chiaro intento di minacciare l’uccisione di altre guardie nel caso in cui siano rifiutate le loro richieste.
Sono state necessarie più di quattro ore di scontri e di “rincorse” sanguinarie fra polizia e terroristi prima di assistere all’uccisione del gruppo e del loro leader autore della rivolta.
Alla fine si conteranno diciotto morti: undici terroristi e sette guardie carcerarie.
A Baghdad è ormai l’alba quando gli ultimi corpi sono portati via. Eppure, la luce del giorno dopo non lascia intendere nulla di quanto accaduto appena poche ore prima nel cuore della città. 


Forse Baghdad è fin troppo abituata a notti di sangue e a notizie delittuose che alle prime luci dell’alba riempiono le cronache della città e del mondo; forse Baghdad è semplicemente stanca di spari, cadaveri e scie di sangue che sembrano non finire più; o forse con la morte di Osama Bin Laden siamo dinanzi a una nuova alba per il Paese dopo una lunga notte di sangue, proprio come quella vissuta nel carcere poche ore prima del risveglio dei cittadini iracheni.
Ma forse, più semplicemente, la lunga notte sta per finire.