La storica rapina a piazza dei Caprettari, Roma, 21.2.1975

"Sono le otto di sera del 24 febbraio 1975. In un viottolo campestre c'è un'auto in fiamme. E' una Fiat 132, targata Roma M23474, di colore bianco. [...] L'auto nasconde un corpo carbonizzato: è quello di Claudio Tigani che sognava di diventare un boss della mala".
Tre giorni prima un altro giovane aveva perso la vita. Si era trattato di Giuseppe Marchisella, guardia presso l'Ufficio Postale a piazza dei Caprettari. 

La mano assassina, per entrambi, è la medesima:
il feroce clan dei Marsigliesi. 

(tratto da LA STAGIONE DELLE BELVE. LA VERA STORIA DEL CLAN DEI MARSIGLIESI, 2014) 

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Le armi utilizzate per la rapina in piazza dei Caprettari.

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Licio Gelli.

 I sequestri eccellenti   e i legami con la P2
di Licio Gelli 

Bulgari, Ortolani, Danesi, Ziaco. Sono soltanto alcune vittime dei sequestri ad opera del clan dei Marsigliesi. 
L'attività criminale dei gangster rende difficile la vita difficile alla Procura di Roma e alle Forze dell'Ordine, costrette a brancolare nel buio per mesi. Pazienti e lenti indagini porteranno alla scoperta di conti all'estero e, seguendo le donne dei boss e le parole dei primi pentiti, si giunge pian piano alla riuscita del piano degli inquirenti.

Nel 1976 l'indagine sembra chiusa, e invece servirà attendere pochi anni più tardi (1981) per scoprire che alcuni dei sequestrati dai Marsigliesi erano figli di uomini della P2 o legati ad essa. Addirittura uomini delle Forze dell'Ordine che avevano partecipato all'indagine sul Clan risulteranno affiliati.
Comincia così un'indagine nell'indagine per rispondere alla domanda: chi e in che modo legava il clan dei Marsigliesi alla Loggia P2 di Licio Gelli? 
La stagione delle Belve prova a fare luce sulla rete criminale e i suoi legami occulti.
 

La rapina a via Monte Napoleone del 1964, Milano

"Tre auto giungono all'incrocio fra via Montenapoleone, via Verri e via S.Andrea: due incidenti in rapida successione ed ecco che il caos prende vita. E' il segnale che sta per iniziare la rapina". 
A compiere il clamoroso gesto è Albert Bergamelli con la sua banda, a volto coperto e imbracciando i mitra che mandano in frantumi le vetrine per quel che sarà ribattezzato come il "colpo del secolo".

Trent'anni più tardi spunterà un particolare inedito e importante su quella rapina: "Serviva un gesto criminale in grande stile per spingere Vicari, allora capo della Polizia, alle dimissioni". A riferirlo sarà Arrigo Molinari (già commissario nel caso Tenco) alla Commissione Stragi parlando della vicenda di Aldo Moro.  
Il ruolo di Bergamelli sarebbe da inscrivere nel teso contesto del tentato golpe De Lorenzo in preparazione nel '64.
Cosa c'è di vero in questa storia e perché sarebbe stato scelto proprio Bergamelli?

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L'indagine di Vittorio Occorsio fra malavita, politica e trame nere

"Occorsio esce di casa. Un saluto al figlio ventenne Eugenio, le scale che portano al garage e poi il pensiero al padre. Già, perché il 10 luglio è il giorno che ricorda la morte del padre del magistrato, ora sepolto al Verano. Il celebre cimitero romano è la destinazione per un fiore un ricordo commosso. Alle 8:45, proprio quel 10 luglio, qualcuno è però deciso a rendere la data doppiamente tragica. Un commando di due uomini con una moto taglia la strada al magistrato. [...] Occorsio non fa n tempo a completare la curva che è bloccato e in pochi attimi due scariche di mistra lo colpiscono, senza lasciargli scampo". 
(tratto da LA STAGIONE DELLE BELVE, p. 166)

Quando muore, Occorsio sta indagando sul clan dei Marsigliesi, Ordine nuovo e le trame che portano alla P2 di Gelli. La stagione delle belve ricostruisce i fatti accaduti fino a giungere al cuore dell'inchiesta grazie ai documenti d'archivio consultati.
 

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