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Strage Ustica 1980

LA STRAGE
DI
USTICA

Il mistero del DC-9 abbattuto nei cieli italiani

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International Post, 4-10 luglio 2011- Strage di Ustica: siamo giunti all'ora della verità?

International Post, 3-9 ottobre 2011-  Ustica: "In Parlamento europeo per scardinare segreti di Stato italiani, francesi e Nato

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Strage di Ustica: siamo giunti all'ora della verità?

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                                                                          di Pasquale Ragone 

E’ il 27 giugno 1980 e nei cieli di Ustica esplode un DC9 Itavia uccidendo ottantuno persone.
Da quel giorno la verità sulle cause della strage sono rimaste contorte fra le ritrovate lamiere dell’aereo di linea. Perché il DC9 è esploso e quali sono le responsabilità che si celano dietro la vicenda? Dopo più di trent’anni una risposta potrebbe venire a galla grazie al lavoro portato avanti dalla Procura di Roma, la quale ha chiesto alla Nato una rogatoria utile a capire quali aerei erano in volo la sera della tragedia (le ore 21.00 circa). Spetta infatti alla Nato il compito di verificare quali aerei erano presenti nei cieli di Ustica quel 27 giugno 1980. Nel 1997, l’allora segretario generale della Nato (Javier Solana) aveva provveduto a chiudere la questione spiegando all’Italia che nessun aereo francese o di altra nazionalità era in volo ad Ustica nell’ora della tragedia. Ma la risposta non può rincuorare a ormai trentuno anni dalla strage. Urge una risposta ma quest’ultima dovrà passare lungo un sentiero stretto e tortuoso. La prima difficoltà è quella di dover convincere i ventotto Paesi membri dell’Alleanza Atlantica ad accettare la rogatoria chiesta dall’Italia. 


Se anche un solo Paese dovesse rifiutare allora tutto verrebbe compromesso. La seconda difficoltà è invece ben più rilevante della prima e ha a che fare con gli storici interessi e giochi di potere a cui l’Italia da decenni è obbligata a sottostare. Secondo la Procura di Roma esistono infatti sui rottami del DC9 i segni evidenti di alcuni aerei appartenenti all’“Armeé de l’air”, vale a dire di aerei utilizzati dall’Aeronautica francese. La rogatoria chiesta dall’Italia serve infatti a chiarire se effettivamente dai radar e dai vari sistemi informatici risulta che quella sera gli aerei francesi erano nella zona di Ustica. Se così fosse sarebbe naturale pensare che le scatole nere di quegli aerei sarebbero stati ancora in grado di definire con chiarezza cosa era accaduto il 27 giugno in quella fetta di cielo. 


Curiosamente da una delle basi francesi in Corsica (dove gli aerei incriminati sarebbero tornati dopo aver volato nei cieli della tragedia) il resoconto degli aerei in volo quella sera ad Ustica era svanito nel nulla già all’epoca dei fatti. La questione si vestirebbe di gravità assoluta se dovessero risultare vere le responsabilità francesi considerando che Parigi ha sempre categoricamente negato che i suoi aerei erano a Ustica la sera incriminata. Eppure, le ostinazioni della Francia e l’estrema difesa da parte della Nato nei confronti della posizione di quest’ultima non sarebbero una novità nel panorama internazionale. Per scoprire la verità su Ustica basterebbe rileggere le pagine della nostra storia recente e quella del ruolo italiano all’interno della politica estera degli ultimi sessant’anni per capire come tutto sia spiegabile, tutt’altro che un mistero. 


Nel 1980 sarebbe stato impensabile accusare l’Aeronautica francese di un fatto così grave come quello avvenuto il 27 giugno; e soprattutto sarebbe stato impensabile l’assunzione delle proprie responsabilità in merito. La Francia, così come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti sono quei paesi che sin dalle origini della Nato detengono di fatto il potere di decidere le politiche dell’intera Alleanza Atlantica. Basti pensare che i tre Paesi costituivano il Comitato permanente che dalla fine degli anni ’50 in poi aveva la gestione delle organizzazioni clandestine in Occidente, come ad esempio Gladio; gli stessi Paesi sono quelli che hanno avuto un ruolo decisivo nella gestione delle principali risorse minerarie (petrolio compreso) all’interno del sistema occidentale che oggi è sotto i nostri occhi. 


A questo va aggiunto che parlare del 1980 significa portare le lancette dell’orologio indietro di nove anni rispetto al crollo del muro di Berlino e quindi ancora in pieno “terrore rosso”, causa prima della copertura di tutti gli scandali internazionali occidentali laddove il sistema e la coesione dello stesso Occidente non dovevano presentare falle. In questo clima un aereo (linea Bologna-Palermo) con ottantuno persone a bordo esplode in volo nei cieli di Ustica e nessuno sembra esserne responsabile. Trentuno anni dopo, per non perdere la faccia, “qualcuno” potrebbe decidere di prolungare ancora l’attesa per sapere la verità, forse per altri trent’anni o forse convindendosi che risolvere i misteri porta più benefici del protrarli.


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Ustica: "In Parlamento europeo per scardinare segreti di Stato italiani, francesi e Nato"

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                                                                     di Pasquale Ragone 

Èancora lontana la parola “fine” dalla triste vicenda che il 27 giugno 1980 ha portato alla morte di ottantuno italiani nei cieli di Ustica? Dell’esplosione del Dc-9 Itavia si torna a parlare prepotentemente negli ultimi tempi perché passi concreti sono stati mossi nella direzione della verità. 


Per la prima volta dopo più di trent’anni si inizia a fare luce su uno dei tanti enigmi che hanno avvolto e che purtroppo ancora avvolgono l’Italia. La settimana scorsa avevamo mosso dubbi e perplessità circa la decisione del Tribunale di Palermo il quale aveva accordato l’indennizzo per la cifra di cento milioni euro ai familiari delle vittime. Se da una parte tale decisione risultava un primo passo deciso verso il riconoscimento di un torto da parte dei ministeri della Difesa e del Trasporto (chiamati a pagare la cifra) dall’altra il timore è che fosse l’ennesimo tentativo di chiudere una vicenda che certamente nessun indennizzo potrà mai risolvere. Grazie alle motivazioni della sentenza oggi rese pubbliche, sappiamo finalmente cosa e chi avrebbe portato alla distruzione del Dc-9. 


Gli avvocati delle vittime, Alfredo Galasso e Davide Osnato, hanno congiuntamente informato l’opinione pubblica che siamo a un punto di non ritorno. E’ possibile leggere nella sentenza come l’esplosione dell’aereo di linea non sia stato causato da una bomba presente a bordo. Gli elementi esaminati non consentono di supportare l’idea che la deflagrazione nei cieli di Ustica sia frutto di un attentato premeditato. Piuttosto le origini sono da ricercare in qualcosa di più sottile e da sempre palesato dai media: responsabilità militari. Sono principalmente due le ipotesi esposte dai magistrati. Vediamo quali. Nella prima ricostruzione si suppone che uno dei due presunti caccia si sarebbe posto dietro la scia del Dc-9 così da non essere rilevato dai radar nemici. I caccia che invece inseguivano il mezzo militare nascostosi dietro l’aereo di linea avrebbero lasciato partire un missile che spezza l’aereo in due tronconi causandone la caduta in mare. 


La seconda ipotesi vuole invece che quel maledetto giorno il Dc-9, ancora una volta affiancato da un caccia intento a nascondersi dal radar nemico, sia stato inavvertitamente toccato dall’aereo militare o da più aerei, ottenendo il medesimo risultato della prima ipotesi. Nonostante siamo dinanzi a due teorie ben distinte, sussistono però dati oggettivi che è possibile rilevare nell’analisi della sentenza dei giudici. Innanzitutto la dinamica. Ai magistrati appare chiaro che a causare l’esplosione del Dc-9 siano stati più aerei in quel momento sulla stessa rotta nei cieli di Ustica. Le dinamiche paventate mettono in luce una vera e propria lotta fra i caccia, tutt’altro che restii a coinvolgere un aereo di linea che certamente nulla aveva a che fare con le operazioni militari in corso. 


Il secondo dato oggettivo è la presunta involontarietà, da parte degli aerei militari, a causare l’esplosione in volo dell’aereo di linea. Tuttavia coinvolgere un Dc-9 in operazioni militari fra caccia nemici è già di per sé un atto volontario che può portare a conseguenze devastanti così come poi purtroppo è avvenuto. In tal caso cadrebbe del tutto il concetto di involontarietà e dunque aumentando le responsabilità di chi partecipò all’azione. A tal proposito, chi ha da più trent’anni la responsabilità di quanto avvenuto a Ustica? La sentenza non è in grado di giungere ai nomi. Certamente l’Aeronautica militare italiana ha coperto i responsabili della strage e da qui nasce la decisione dei giudici di addebitare ai ministeri della Difesa e dei Trasporti l’onere di indennizzare i familiari delle vittime. 


Le parole più dure in tema sono quelle espresse dall’avvocato Osnato secondo il quale il prossimo passo sarà di agire al Parlamento europeo chiedendo di “scardinare segreti di Stato italiani, francesi e Nato”. Sembra giunta l’ora della verità, l’ora di rendere giustizia a un popolo, quello italiano, da decenni massacrato e umiliato dal cosiddetto “segreto di Stato”.  

 

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