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Stazione Bologna 2 agosto 1980

LA STRAGE
DI
BOLOGNA

Incidente, complotto, eversione: ancora tutte da definire le indagini sulla bomba del 2 agosto 1980

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International Post, 8-14 agosto 2011- Il silenzio infinito: Bologna, 31 anni dopo la strage

International Post, 29-4 settembre 2011-  Strage di Bologna, la nuova pista che porta in Germania: tutto vero?

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Il silenzio infinito: Bologna, 31 anni dopo la strage

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                                                                          di Pasquale Ragone 

Se per strada si chiedesse alla gente di associare un evento della propria vita a fatti noti, si noterebbe che i punti di riferimento degli italiani sono stragi, omicidi, rapimenti.
Sono passati ormai trentuno anni dalla bomba esplosa alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980 provocando la morte di ottantacinque persone e il ferimento di oltre duecento. La strage di Bologna porta con sé alcuni emblemi della nostra storia. L’orologio della stazione squarciato dall’esplosione e fermo alle ore 10.25 è il simbolo di una verità che ancora manca. Così come per tutte le grandi vicende italiane, c’è qualcuno che crede che agli italiani non si debbano spiegazioni; che ad essi nulla sia dovuto alla pari di un padre che nega la conoscenza ai propri figli. Una volta l’ex senatore a vita Francesco Cossiga ebbe a dire che l’esplosione alla stazione di Bologna null’altro era che un incidente dovuto al trasporto di materiale esplosivo, su uno dei convogli, da parte dei palestinesi o non meglio precisati gruppi terroristici. A distanza di tanto tempo cosa pensare? Francesco Cossiga era all’epoca Ministro dell’Interno e certamente sarebbe stato al corrente di informazioni che alla massa, al popolo, non è dato sapere.
E la mania di tirar fuori dal cilindro lo scudo “incidente” è cosa assai nota fra gli addetti ai lavori. Se per un attimo si scannerizzano alcuni dei più importanti fatti italiani, si scopre che la signora verità si veste spesso di abiti la cui stoffa si chiama “distrazione”, “errore”, “superficialità”. 


C’è qualcuno, insomma, che vorrebbe farci credere che la strage di Ustica sia avvenuta per un errore del pilota dell’aereo o per un guasto; oppure farci credere che, sempre con la dovuta dose di casualità, la prigione di Moro non era stata trovata in quanto, alla richiesta di aprire la porta dell’appartamento interessato, nessuno rispose; o ancora chiederci di pensare, guardando indietro per un attimo, che il famigerato golpe Borghese nel 1969 non sia avvenuto perché in realtà si sarebbe trattato solo di fumo negli occhi, un mero atto dimostrativo. Si potrebbe viaggiare a ritroso fra la storia recente d’Italia e scoprire queste piccole ma grandi meraviglie dell’agire politico. Fatto sta che a Bologna ogni anno i cittadini hanno l’ardire di credere che la casualità non appartiene al mondo delle stragi e che soprattutto risulta alquanto vergognoso che siamo ancora qui a vagare nelle nostre poche certezze e chiamati a ragionamenti che, in assenza di nuovi elementi, finiscono solo di far invecchiare la gente e farla morire senza avere mai conosciuto la verità sulla morte di un proprio parente, amico o anche solo di un cittadino italiano mai conosciuto. 


E’ un silenzio infinito quello che ha visto i primi trent’anni dalla strage di Bologna, fra governi di colore diverso che non hanno mai prestato fede alle tante promesse di verità e giustizia. E anche questo è un sintomo tutto italiano. Quando si va dal medico e si scoprono gravi malattie, in alcuni casi si da un primo farmaco per preparare il sistema immunitario alle cure future, poi si aggiungono altri farmaci chiamati a combattere la malattia. Nel nostro caso, i dottori della politica si prodigano durante le campagne elettorali a elargire farmaci che risvegliano le aspettative della gente. Il farmaco più comune è “l’apertura degli archivi”, una specie di droga che si da agli italiani per spingerli a rivolgersi sempre allo stesso medico, alias spacciatore. 


Quando poi il dottore diventa primario e va al governo, quella è l’ora del secondo farmaco vale a dire l’amata “casualità”. Ed è così da trent’anni per Bologna e Ustica, più di trenta per Moro e per tutte quelle vicende ancora avvolte dal mistero. La soluzione sarebbe rivolgersi a dottori di altri colori politici ma anche quelli si sono dimostrati nel tempo pronti a tutto tranne che a dire la verità proteggendo affari combattuti solo apparentemente ma nei quali anch’essi hanno allungato le mani. E allora la soluzione qual è? Per ora non può che essere un infinito silenzio. 

 

 

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Strage di Bologna, ecco la verità: non fu fascista! 
La nuova pista che porta in Germania: tutto vero? 

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                                                                     di Pasquale Ragone 

Qualche settimana fa avevamo parlato della strage di Bologna e della ricorrenza a trentuno anni da quei fatti. Ne avevamo parlato evocando il lungo silenzio che ha accompagnato negli anni tale vicenda e soprattutto contestando il silenzio sulle motivazioni della strage. E’ come se quel nostro appello rivolto alle Istituzioni fosse stata raccolto. Eccoci perciò a dovere riparlare dei fatti di Bologna accaduti il 2 agosto 1980. Stavolta quel silenzio è rotto da una notizia che inizia a scuotere l’ambiente e ad aprire forse uno spiraglio utile a indagare soprattutto le ragioni dell’eccidio.
La Procura di Bologna fa sapere che nel registro degli indagati sono stati inseriti due terroristi appartenenti al gruppo Revolutionare Zellen in appoggio al famigerato “Carlos”, nome di battaglia di Ilich Ramirez Sanchez, all’epoca sostenitore della causa palestinese. 


I nomi dei due indagati sono Thomas Kram e Margot Frohlich, rispettivamente di 63 e 68 anni. In Germania e nell’Europa centrale tale movimento aveva legami stretti con il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina capeggiato, appunto, da Carlos. Il giorno della strage i due terroristi rossi erano a Bologna e agli inquirenti è servito, per ora, accontentarsi delle voci che da anni vorrebbero in prima linea la cosiddetta “pista palestinese” fra le verità che circondano la triste vicenda del 2 agosto 1980. Il lavoro della Digos si è quindi limitato all’accertamento dei movimenti dei due terroristi a Bologna. Non si sa però quali luoghi abbiano visitato il 2 agosto e non si sa se effettivamente abbiano a che fare con la strage. La pista palestinese potrebbe perciò riprendere quota dopo che già nel 2005 l’ex-senatore a vita Francesco Cossiga, e all’epoca Presidente del Consiglio, aveva ribadito che la strage null’altro era che un incidente dovuto a una valigia trasportata da un terrorista palestinese e accidentalmente esplosa mentre si accingeva a scendere dal treno. 


Disse Cossiga che questa era l’informazione ricevuta da uomini dei servizi, gente che sapeva di certi traffici e passaggi sul territorio italiano e quindi spiegando così un’esplosione che pare non fosse affatto volontaria. Se la pista palestinese che porta in Germania attraverso Thomas Kram e Margot Frohlich dovesse risultare fondata su solide basi, certamente toccherebbe riscrivere i fatti accaduti quel giorno a Bologna: Mambro, Fioravanti e Ciavardini verrebbero così scagionati, assolti con formula piena. Ma è la verità o soltanto una delle tante piste date in pasto ai giornali e all’opinione pubblica affinché durante le commemorazioni della strage non vi siano più fischi e insulti alle Istituzioni? Inoltre se, com’è vero, Kram e Frohlich erano a Bologna, come sarà mai possibile raccogliere elementi per sostenere che la loro presenza fosse finalizzata alla ricezione della valigia con l’esplosivo da parte del terrorista palestinese? Probabilmente finiremo ancora una volta in un’indagine senza via d’uscita, l’ennesima senza prove, senza colpevoli, senza una certezza. 


Sono passati trent’anni. La vera giustizia si ottiene subito, nell’immediato e invece i governanti dell’epoca scelsero di tacere e far credere che realmente si fosse trattata di una strage di eversivi senza scrupoli, addirittura depistando e scaricando sui servizi italiani. Per ora dobbiamo accontentarci di un silenzio che viene finalmente rotto dopo più di trent’anni; e dobbiamo accontentarci di due nomi sul registro degli indagati. Eppure, quei nomi erano noti ai magistrati almeno dal 2005. E sarà sufficiente dire che una valigia contenente esplosivo sia saltata accidentalmente per rendere giustizia alle vittime della strage? All’epoca i politici erano troppo impegnati a coprire la presenza di Kram a Bologna; troppo impegnati nei rapporti con i palestinesi per dare serenità a ottanta cittadini italiani. 


Oggi le istituzioni provano a porre rimedio. Ma se è vero che la giustizia non ha età è invece altrettanto vero che il rispetto un’età ce l’ha, eccome. E trent’anni sono tanti per fingere che le rughe non siano comparse sul volto di chi ha pianto le vittime di quella strage. Non vi fu rispetto ed è questo ad oggi l’unica e inoppugnabile verità.


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