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Federico Aldrovandi

IL CASO  
ALDROVANDI 

Tra condanne e ammissioni, Polizia sotto accusa

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International Post, 15-22 luglio 2012- Dalla Scuola Diaz ad Aldrovandi, Polizia alle strette: si chiude un'era?

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Dalla Scuola Diaz ad Aldrovandi, Polizia alle strette: si chiude un'era?

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di Pasquale Ragone

Quali sono i doveri di un poliziotto? In primis rispettare la legge e farla rispettare. In questa risposta vi è la sintesi degli ultimi undici anni fatti di diatribe, lotte, accuse e rimando di responsabilità. La Corte di Cassazione ha stabilito che a Genova, presso la Scuola Diaz durante i giorni del G8, la Polizia ha compiuto azioni che hanno travalicato le regole alle quali è chiamata ad attenersi. Le violenze avevano toccato circa sessanta no-global e arrestato illegalmente novantatre manifestanti. Vincenzo Canterini, ex dirigente del reparto mobile di Roma, è stato condannato a cinque anni di reclusione; quattro anni spettano invece a Francesco Gratteri, attuale capo del dipartimento centrale anticrimine della Polizia; quattro anni anche per Giovanni Luperi, vicedirettore Ucigos e oggi capo reparto analisi dell’Aisi; tre anni e otto mesi a Gilberto Caldarozzi, capo servizio centrale operativo. La sentenza non ha precedenti. Per la prima volta sono stati coinvolti e condannati alti dirigenti della Polizia, oltre agli agenti coinvolti.

Le battaglie degli ultimi anni hanno fatto si che si giungesse a un risultato del genere. Si chiude così un lungo periodo di conflitti e ostilità? E’ presto per dirlo. Nell’immediato sono giunte le scuse del capo della Polizia, Antonio Manganelli. “E’ il momento delle scuse” ha affermato, accettando di fatto la sentenza della Cassazione. Quasi dello stesso parere è anche Gianni De Gennaro, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, il quale si dice addolorato per i torti subiti ma al contempo non rinuncia a far sentire la propria “solidarietà ai funzionari” coinvolti nella vicenda “di cui personalmente conosco il valore professionale e che tanto hanno contribuito ai successi dello Stato democratico nella lotta al terrorismo ed alla criminalità organizzata”.
Non si comprende tuttavia perché De Gennaro, nel 2001 capo della Polizia, non abbia subito alcuna conseguenza dai provvedimenti che hanno invece toccato i suoi colleghi.

La Polizia esce sostanzialmente con le ossa rotte da una vicenda che ha portato alla decapitazione dei propri vertici. Scuse o non scuse, una verità per i fatti di Genova ora c’è e parla chiaro con nomi, cognomi e responsabilità soggettive. Di “scuse” si parla invece anche in un altro caso di cronaca nera che affonda le proprie radici nel 2005, a settembre, quando dinanzi a due poliziotti moriva il diciottenne Federico Aldrovandi il quale, ricorderanno durante il processo, sembrava sotto l’effetto di alcool e stupefacenti e scagliatosi contro i due poliziotti senza un motivo apparente.

La risposta dei poliziotti si tramuta in aggressione nei confronti di Aldrovandi, il quale morirà per “asfissia da posizione”. In pratica, le ginocchia degli agenti poste sul corpo del giovane fermo a terra hanno causato asfissia fino a procurargli la morte. In un primo momento i due hanno cercato di giustificarsi parlando di un malore accorso al ragazzo; l’autopsia ha svelato invece la verità.

I poliziotti sono stati condannati in via definitiva per omicidio colposo ma non sconteranno la pena per via dell’indulto del 2006. Strascichi e polemiche anche per il caso Aldrovandi. Dopo la condanna, le offese via facebook alla madre di Aldrovandi da parte dei due poliziotti hanno poi trovato soluzione nelle scuse seguite poche ore dopo. L’Aldrovandi bis ha inoltre condannato i due per depistaggio. A distanza di pochi giorni, il caso Diaz e il caso Aldrovandi giungono come macigni sulla Polizia, dai vertici fino agli agenti semplici. E’ forse l’inizio di un nuovo modo di concepire la giustizia travalicando, rispetto al passato, il muro inviolabile delle forze dell’ordine? Le due sentenze potrebbero fungere da momenti di non ritorno agendo da propulsore, ma con molti forse, per la rivisitazione di altre vicende nelle quali la Polizia è stata chiamata in causa negli anni. La certezza è che da oggi cade l’inviolabilità delle forze dell’ordine. Siamo finalmente a un passo dal concretizzare l’agognata formula “chi sbaglia paga” e senza differenze o privilegi?