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IL DELITTO ELISA CLAPS 

La scoperta del corpo le indagini sulla morte di Elisa

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International Post, 11-17 luglio 2011-  Nel nome di Elisa: Restivo condannato all'ergastolo in Inghilterra

International Post, 25-1 maggio 2011- 
 Svolta decisiva nel caso Claps: dopo 18 anni avverrà l'incidente probatorio

International Post, 21-27 marzo 2011- Svolta nel caso Claps: trovato il Dna di Restivo sui vestiti di Elisa


International Post, 31-6 febbraio 2011- Caso Claps, la verità sugli ultimissimi istanti di Elisa

International Post, 18-24 ottobre 2010- Caso Claps: Danilo Restivo serial killer internazionale

International Post, 9-15 agosto 2010-  Caso Claps: retroscena e analisi di un giallo d'altri tempi

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Nel nome di Elisa: Restivo condannato all'ergatosto in Inghilterra

Nel nome di Elisa, Restivo condannato all'ergastolo in Inghilterra


   di Pasquale Ragone


Mentre in Italia ancora si dovrà attendere per dare giustizia a Elisa Claps, dall’Inghilterra arrivano notizie che hanno il sapore di un finale forse scontato ma certamente auspicato: tramite rito abbreviato la Corte inglese ha deciso di infliggere il massimo della pena a Danilo Restivo, imputato per il caso Heather Barnett, la sua vicina di casa uccisa il 12 novembre 2002 nel Bournemouth, nella regione di Dorset. Per il giudice, Restivo non ha attenuanti e non sussistono dubbi riguardo la sua colpevolezza. Nell’infliggere il gesto omicida, secondo la Corte, Restivo era perfettamente cosciente di quanto stava accadendo e dunque era consapevole di condannare i figli della donna a un’infanzia priva della loro madre, con tutto ciò che comporta nei disturbi della crescita. La sentenza giunge come una stoccata decisiva nei confronti di Restivo, unico imputato per il caso Barnett e unico imputato per il caso Claps.

Ma il processo svoltosi in Inghilterra porta con sé qualcosa che va oltre la “semplice” giurisprudenza; quanto avvenuto è come se sia uno squarcio nel concetto di tempo e di spazio. E’ come se Heather Barnett ed Elisa Claps fossero state per un attimo la stessa persona; come se ognuna avesse toccato con mano le sofferenze dell’altra e soprattutto come se i nove anni dalla morte di Heather Barnett non fossero mai passati e così come se i diciotto di Elisa non avessero scalfito nemmeno per un momento il dolore di una vita spezzata. In un’aula di tribunale queste storie si sono intrecciate e incarnate in un’unica persona, in un’unica condanna.

Il tempo sembra essere la parola-chiave che lega le vicende della Barnett e della Claps, lo stesso che si è finalmente sciolto nella commozione della città di Potenza, laddove dopo diciotto anni di sofferenza si è reso omaggio alla salma di Elisa; ma non nella stessa Chiesa della SS. Trinità dove il 17 marzo 2010 vennero ritrovati i poveri resti della sedicenne scomparsa il 12 settembre 1993: stavolta la Piazza Don Bosco ha ospitato la salma della ragazza per l’ultimo saluto.
Per l’occasione, le famiglie di Potenza hanno esposto dai balconi lenzuoli bianchi.

L’unico a dominare ancora è il silenzio, lo stesso che nonostante la notizia della condanna inflitta a Danilo Restivo è forse l’unica arma utile a chiudere quel cerchio di voci e notizie che da quasi vent’anni avvelenano la vicenda Claps. Nel cimitero di Potenza riposa ora quel che resta del corpo di Elisa trovando finalmente la giusta dimora dopo aver passato anni nel sottotetto della chiesa della città. Ma se dal punto di vista umano un capitolo può finalmente definirsi chiuso, giuridicamente parlando il caso Claps è tutt’altro che vicino alla sua risoluzione. Nonostante il clamore delle notizie inglesi, non bisogna dimenticare che Danilo Restivo è certamente l’unico indagato ma con altrettanta certezza non era solo al momento della morte di Elisa. Nel sottotetto della chiesa vennero ritrovate anche altre tracce di Dna oltre quelle di Restivo; e se ormai può apparire assodato che quest’ultimo abbia compiuto l’omicidio, altre ombre si celano nella vicenda: qualcuno era lì a guardare o addirittura potrebbe avere organizzato e ordinato che Elisa Claps venisse condotta nel sottotetto. Quante persone erano presenti al momento dell’omicidio? Qual è l’esatta dinamica dei fatti? L’omicidio era stato organizzato oppure qualcuno ha perso la testa dando vita al gesto omicida? Per ora non è dato conoscere la risposta alle domande poste. Dall’Inghilterra, Danilo Restivo ha soltanto fatto presente che Elisa aveva sempre rifiutato qualsiasi approccio sessuale; ma con altrettanta convinzione egli giura di non aver commesso l’assassinio.

E allora le ombre tornano prepotenti sulla scena come in un gioco di maschere laddove solo una delle tre presunte è finita sulla scena, alla mercé della stampa italiana e inglese, unico protagonista di una morte finora ancora avvolta nel mistero. L’8 novembre, ancora una volta con il rito abbreviato, toccherà all’Italia e nello specifico alla magistratura di Salerno dare vita al primo processo italiano sul caso Claps. Ma nell’attesa di quel giorno, rimbombano più di ogni altra sentenza le parole del giudice inglese proferite contro Danilo Restivo:
“Lei è un assassino freddo, depravato e calcolatore, che ha ucciso Heather come ha fatto con Elisa: Merita di stare in prigione per tutta la vita”. 

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Svolta decisiva nel caso Claps: dopo 18 anni avverrà l'incidente probatorio

Dopo 18 anni svolta decisiva nel caso Claps

di Pasquale Ragone

Il caso di Elisa Claps, la ragazza ritrovata il 17 marzo del 2010 nel sottotetto della Chiesa SS. Trinità, è a una svolta decisiva. Per la prima volta la Procura di Salerno ha deciso di autorizzare l’incidente probatorio per capire le dinamiche che hanno causato la morte della ragazza sedicenne uccisa nel 1993. Sono ormai molte le informazioni in possesso dei magistrati.
La più rilevante di tutte riguarda le tracce ritrovate sulla maglia della ragazza. Nello specifico si tratta di tracce di sangue e di saliva che col tempo si sono essiccate sull’indumento e dunque in grado di rivelare in maniera precisa a chi appartiene il Dna lì presente. Quest’ultimo corrisponde con altissimo grado di certezza a Danilo Restivo, il super imputato che sempre più assume i connotati dell’assassino della sedicenne scomparsa nel 1993. Arriva infatti dall’Ert la certezza della presenza di Restivo sulla scena del delitto laddove perse la vita Elisa Claps. Se le tracce di saliva potrebbero in qualche modo essere ricondotte a eventuali approcci tentati da Restivo nei giorni precedenti la scomparsa della ragazza, nessun dubbio possono invece celare le tracce di sangue ritrovate. Quest’ultime indicano con certezza che l’uomo era presente mentre avveniva l’aggressione, la violenza e l’uccisione di Elisa Claps.

Ancora nulla è possibile dire in merito alla mano che ha attinto i colpi mortali alla ragazza e altrettanto riguarda l’identità di chi approfittò sessualmente della vittima. Le indagini svolte da ormai un anno portano a pensare che nel sottotetto più di una persona fosse presente. Sono state infatti trovate tracce di Dna appartenenti ad almeno due uomini. Ma su di essi ancora si attendono informazioni utili a chiarirne l’identità. Da oggi in poi le attenzioni si spostano quindi interamente su Danilo Restivo, l’unico in grado di fare i nomi e di spiegare le dinamiche e le ragioni che hanno portato alla morte di Elisa. Cosa è avvenuto nel 1993? Si è trattato di un tentativo di violenza sessuale nei confronti della ragazza finito male? L’assassinio di Elisa era stato programmato oppure si era concretizzato in seguito al rifiuto da parte di quest’ultima a concedersi? Inoltre bisogna considerare che Elisa giunge cosciente nel sottotetto. A dirlo è il pietrisco ritrovato sotto le suole delle scarpe della ragazza. Ma ciò vuol dire che Elisa stava giungendo a un appuntamento oppure che con la forza era stata obbligata a recarsi in quel luogo?

Si tratta di interrogativi a cui ancora gli inquirenti non hanno dato risposta. E’ soprattutto in base ad essi che la Procura ha deciso che dopo diciotto anni è necessario un incidente probatorio utile a ricostruire la dinamica dell’omicidio con gli elementi esistenti. Non è dato sapere invece quando e se Danilo Restivo potrà essere estradato in Italia per un processo e soprattutto per un interrogatorio che, a questo punto, potrà svelare molti degli attuali misteri. Per ora Restivo è ancora in Inghilterra dove resta in attesa di giudizio per la morte di un’altra donna, la sua vicina di casa. Anche in quella situazione, come per la Claps, era stata tagliata una ciocca di capelli alla vittima.
Nel frattempo, la madre di Elisa ha avuto la possibilità di vedere le fotografie dei resti della propria figlia. Non bisogna infatti dimenticare che fra esami probatori e analisi dell’Ert resta la certezza del dolore di una famiglia che ancora oggi non ha modo di leggere la parola “fine” di una tragedia che dura da quasi vent’anni. 

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Svolta nel caso Claps: trovato il Dna Restivo sui vestiti di Elisa

Sui vestiti di Elisa il Dna di Restivo

    di Pasquale Ragone

Sembra essere a una svolta il caso di Elisa Claps, la ragazza che nel 1993 scomparve senza lasciare traccia e il cui corpo è stato invece ritrovato appena un anno fa nel sottotetto della Chiesa della SS. Trinità di Potenza. Finora i sospetti per l’omicidio della ragazza si erano incentrati su Danilo Restivo, colui che nei giorni precedenti alla scomparsa avrebbe avvicinato la ragazza.
Finora la sua presenza nella vicenda era legata a voci e sospetti. Oggi, quelle voci acquistano rilevanza alla luce dei risultati della Scientifica che attestano la presenza del Dna di Danilo Restivo sulla maglietta di Elisa Claps, indumento presente addosso alla vittima al momento della morte.

La notizia del ritrovamento assume certamente un’importanza enorme nell’economia della vicenda ma potrebbe non bastare. Sulla maglietta, infatti, sono stati ritrovati elementi biologici di Restivo che, in attesa di conferme da parte della Procura di Salerno competente per il caso, dovrebbero essere riconducibili a saliva e non a macchie di sangue o sperma. Il dato non è da trascurare perché se si trattasse di sangue allora si potrebbe ipotizzare da quest’ultimo sia finito sulla maglietta della ragazza in una situazione piuttosto estrema come potrebbe essere una colluttazione fra Elisa e Danilo nell’atto dell’aggressione; se si trattasse di sperma potremmo allora ipotizzare che esso abbia sporcato la maglietta al momento dello stupro esercitato nel sottotetto della Chiesa. Se però dovesse trattarsi di saliva, potrebbe non essere così evidente il fatto che Restivo fosse fra le persone presenti al momento dell’aggressione. Dai risultati della Scientifica sappiamo che sicuramente erano più individui ad aver stuprato Elisa e a dirlo sono le differenti tracce biologiche ritrovate nel sottotetto.

Per dire che Restivo era fra questi sarebbe necessario che si trovasse qualcosa di più che tracce derivanti da saliva in quanto si potrebbe altresì ipotizzare che esse vennero lasciate dall’uomo nei giorni precedenti la morte della ragazza, vale a dire negli stessi giorni in cui Restivo aveva tentato un approccio con la Elisa. A quel punto, la difesa dell’uomo potrebbe ipotizzare che la maglietta fosse la stessa di qualche giorno prima e che non fosse stata lavata: basterebbe questo a far cadere l’impianto accusatorio che vorrebbe Danilo Restivo presente assieme ad altri durante lo stupro e l’uccisione di Elisa. Infatti, è bene ricordare che quest’ultima venne prima colpita con una forbice, stuprata e poi uccisa tramite soffocamento. Oltre al Dna ritrovato, che in ogni caso appartiene agli elementi accusatori a carico di Restivo, anche il taglio di una ciocca di capelli della ragazza depone contro l’uomo perché pare rientrasse fra le sue manie.

Per gli inquirenti non è una casualità che la morte di una donna in Inghilterra, laddove oggi vive Restivo, abbia seguito le stesse modalità. Per la Polizia inglese non sussistono dubbi: l’omicidio della cittadina britannica è opera di Danilo Restivo. Quest’ultimo è infatti già detenuto in carcere in attesa del processo in Inghilterra, ragione per la quale non è stato possibile estradare l’uomo in Italia nonostante il mandato di cattura internazionale ottenuto dalla Procura di Salerno.
Ma la detenzione britannica di Restivo ha ugualmente permesso alle autorità italiane di ottenere un campione di sangue per compararlo con uno dei Dna ritrovati dalla Polizia Scientifica nel sottotetto. Quello di Restivo è certamente presente sulla maglietta della ragazza.

Ma a chi appartengono le altre tracce? E’ questa la domanda che diventa in queste ore sempre più pressante per spazzare via o confermare le voci che vorrebbero l’ex parroco della Chiesa presente al momento dell’uccisione di Elisa, così come potrebbero confermare o meno il coinvolgimento di altri sospettati.
Il lento procedere della giustizia sembra riuscire sempre più a dare certezze al caso Claps e con esse la possibilità di dare finalmente giustizia a Elisa.

 

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Caso Claps, la verità sugli ultimissimi istanti di Elisa

La verità sugli ultimissimi istanti di Elisa

di Pasquale Ragone

Non è difficile immaginare il dramma degli ultimi istanti di vita di Elisa Claps. In base alle ricostruzioni che si sono susseguite in seguito alla scoperta del cadavere il 17 marzo 2010, in un sottotetto della Chiesa della Santissima Trinità a Potenza, più volte è tornata alla mente la domanda su cosa fosse accaduto realmente alla ragazza scomparsa nel 1993. Dopo diciotto anni sembra pian piano giungere il momento della verità, quello che vuole più uomini sulla scena del delitto, in base alle tracce di sperma ritrovate nel sottotetto, ma una sola mano assassina a colpire Elisa. Ebbene, riguardo quella mano iniziano a diradarsi le nuvole delle ipotesi per lasciare spazio alle certezze della realtà. Grazie alla perizia medico-legale, comincia a disegnarsi un quadro preciso ed estremamente drammatico, già indicando nei mesi scorsi che Elisa Claps era stata dapprima colpita con un oggetto simile a una forbice e poi lasciata moribonda, consegnata alla propria agonia.

Ma ulteriori elementi permettono di capire come la ragazza fosse arrivata nel sottotetto della Chiesa e quali movenze ne avessero caratterizzato la morte. Alcuni sassolini ritrovati sotto il tacco della scarpa di Elisa lasciano intendere che quest’ultima giunse con le proprie gambe all’appuntamento con la morte. Che fosse stata forzata, ingannata da un finto appuntamento o giunta per appartarsi con qualcuno non è dato saperlo. Quel che invece sappiamo con certezza è che ad attenderla ci sarebbero stati almeno due uomini. Il numero è dato dalle tracce biologiche presenti sulla scena del delitto, una delle quali compatibile con quella ritrovata sul materasso utilizzato per violentare Elisa prima e dopo la morte. Ma è notizia di pochi giorni fa che, fra i due momenti, la ragazza avesse tentato di difendersi dal proprio assassino.

Lo dimostrano le ferite riportate alla mano destra e alla mano sinistra, laddove nel referto del perito Cristina Cattaneo si parla di una ferita fra il primo e il secondo dito della mano destra (“
sul versante laterale, in corrispondenza dello spazio interdigitale, fra il primo e il secondo dito, c'è una soluzione di continuo a tutto spessore del tegumento”); sul palmo all’altezza del terzo dito (“alla superficie palmare, in corrispondenza dell' articolazione metacarpo-falangea del terzo dito”), ancora una volta della mano destra; e infine una ferita più profonda alla mano sinistra (“alla mano sinistra in corrispondenza del versante laterale del primo raggio del primo osso metacarpale e della prima falange prossimale, perdite di sostanza cutanea nastriforme a decorso longitudinale con contestuale esposizione della superficie ossea sottostante, che risulta illesa”). Ma c’è di più. Grazie a una particolare combinazione dovuta alle sostanze organiche, alla mummificazione e al luogo dove il corpo è rimasto quasi vent’anni, è stato possibile notare delle “formazioni pilifere brunastre” che potrebbero appartenere all’assassino.

Elisa avrebbe perciò tentato una disperata difesa prima di essere colpita con una forbice; prima di essere nuovamente violentata e di vedere tagliate ben otto ciocche di capelli. Su quest’ultimo punto il medico legale ha però specificato che i tagli presenti potrebbero essere invece in parte il risultato della decomposizione. Il taglio delle ciocche di capelli è tuttavia un particolare importante, da sempre ritenuto una sorta di macabra firma dell’unico sospettato dell’omicidio, Danilo Restivo. L’accertamento dell’appartenenza delle formazioni pilifere potrebbe, assieme al Dna ritrovato nel sottotetto, permetterebbe finalmente un controllo incrociato per incastrare l’assassino di Elisa. Per ora, in mano agli inquirenti e negli occhi della gente, resta la triste vicenda di una ragazza brutalmente uccisa e violentata fra omertà e silenzi che giorno dopo giorno hanno sempre più le ore contate.

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Caso Claps: Danilo Restivo serial killer internazionale

Restivo serial killer internazionale

di Pasquale Ragone 
 

Ai bambini, molti anni addietro, si raccontavano favole e storie con orchi cattivi, uomini mangia-bambini e fra tutte, la favola di Barbablù assassino di ragazze faceva da capostipite. Oggi, quei bambini cresciuti leggono la storia delle favole della propria infanzia sbattute in prima pagina con una cadenza che fa riflettere. L’ultimo caso, del quale già Internationalpost si è occupato in passato per la risonanza nazionale della vicenda, è quello della morte di Elisa Claps, ragazzina di sedici anni di cui solo nel 2010 sono stati ritrovati i poveri resti nel sottotetto di una Chiesa. Aldilà dei motivi, si trattò di un assassinio brutale con la morte di Elisa avvenuta per le ferite profonde inflitte in più punti del corpo e finita per strangolamento. Oggi, molti pezzi tornano al proprio posto nonostante quasi vent’anni dall’accaduto. Si scopre così che il presunto assassino, Danilo Restivo, potrebbe essere un serial killer internazionale, autore di molteplici omicidi avvenuti in diversi paesi europei: Spagna, Francia e Inghilterra, oltre che in Italia. Già prima della scoperta del corpo di Elisa, Restivo era stato arrestato in Inghilterra con l’accusa di essere l’assassino di Heather Barnett, vicina di casa dell’uomo.

L’indizio principale? La presenza di una ciocca di capelli presente nelle mani della vittima. Il particolare si è rivelato illuminante per la Procura di Salerno che si occupa del caso Claps: è lo stesso indizio che si rileva anche nella triste vicenda di Elisa, portando alla luce un elemento presente nell’istruttoria sul caso, ovvero che Restivo aveva l’abitudine di tagliare ciocche di capelli alle ragazze in autobus. Una semplice casualità? La risposta arriva dalla Spagna, agosto 1999: una donna, tale Yvonne O’Brien, viene ritrovata morta. Si tratta un caso illuminante. Lo studio legale internazionale di un noto avvocato di fama mondiale, Giovanni Di Stefano già difensore di Saddam Hussein e Slobodan Milosevic, si ricorda infatti che fra le mani della Barnett vennero ritrovate ciocche di capelli appartenute a una donna che, prima di morire, era stata tra Valencia e Perpignan. Scienza e ingegno umano si fondono negli esami tricologici effettuati sui capelli ritrovati, studi utili a individuare il peso, l’età e la razza del “possessore” dei capelli esaminati. Dal 1999 a oggi, la polizia spagnola ha già dato un nome e un volto all’assassino di Yvonne O’Brien.

I recenti colpi di scena potrebbero permettere la riapertura del caso e, se ci saranno i riscontri necessari, far si che un innocente non paghi colpe altrui. Il prossimo passo del caso Claps sarà infatti l’esame tricologico. Ma non è tutto. E’ ancora una volta l’avvocato Di Stefano ad allargare il cerchio delle indagini, addirittura presentando un dossier contenente rilievi e dubbi circa altre quattro donne, le cui morti o scomparse sono avvenute fra il 1995 e il 2003, tutte giovanissime. Moktharia Chaib, 19 anni e Marie Helene Gonzales, 22 anni vennero crudelmente uccise alla stazione del paese, addirittura con tagli vistosi e profondi all’altezza del ventre e mutilate; Tatiana Andujar, 17 anni, e Erika Ansermin sono invece svanite nel nulla. Cosa c’entrano con Danilo Restivo? Foto e articoli di quest’ultima sono state ritrovate sul computer dell’uomo e in ogni omicidio si rilevano delle similitudini. Le procure di Spagna, Francia, Inghilterra e Spagna si ritrovano dunque a indagare su quel che ha tutta l’aria di sembrare un serial killer internazionale.

Il caso Claps si trasforma così da realtà a romanzo giallo dai contorni ancora tutti da definire, quasi una “favola cattiva” con Barbablù stavolta in carne e ossa, con un nome vero e un volto: il caso Claps diventa dunque una vicenda che ha tutte le carte in regola per essere ricordata in futuro come uno dei misteri internazionale più intriganti degli ultimi decenni, nell’attesa di nuovi sviluppi.   

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Caso Claps: retroscena e analisi di un omicidio d'altri tempi

Elisa Claps delitto d'altri tempi

di Pasquale Ragone

Sembrava un caso già chiuso, scontato; la morte di Elisa Claps, 16 anni, avvenuta nel 1993, dopo pochi giorni dal ritrovamento del cadavere avvenuto nel marzo di quest’anno, sembrava riconoscere in Danilo Restivo, 37 anni, il volto e il nome dello stupratore e dell’assassino della ragazza. Eppure, quel che in apparenza si era presentato come un caso già chiuso in attesa di condanna, si trasforma in un giallo d’altri tempi degno del miglior Conan Doyle, rendendo affascinante e appassionata l’analisi dell’intera vicenda. 

Il cadavere di Elisa Claps viene ritrovato nel sottotetto della Chiesa della SS. Trinità di Potenza il 17 marzo del 2010 e immediatamente la Procura di Salerno avvia le indagini per scoprire la mano che, con tredici colpi d’arma da taglio a punta dopo essere stata stuprata, ha ucciso ucciso Elisa. Il ritrovamento avviene in seguito alla segnalazione dell’Arcivescovo di Potenza a sua volta informato da alcuni operai intenti nella riparazione del sottotetto.

I sospetti si incentrano sin dal principio su Danilo Restivo, considerato l’ultimo ad aver parlato con Elisa il 12 settembre 1993, giorno della scomparsa; Restivo viene ufficialmente accusato di omicidio. Passano pochi giorni e all’Inghilterra, paese in cui Restivo risiede da qualche anno e dove è già indagato dalla polizia di Bornemouth per un altro omicidio, l’Italia chiede l’estradizione per processarlo. Nonostante il rifiuto all’estradizione da parte delle autorità inglesi, per i media italiani Danilo Restivo è già colpevole. Eppure, diversi elementi non quadrano, rendendo necessaria un’analisi approfondita della vicenda. 
E’ di qualche giorno fa la notizia, da parte della Procura di Salerno, che gli esami su tracce di sperma ritrovati sul luogo del delitto non sono riconducibili al Dna dell’unico indagato. In breve, Restivo non sarebbe stato presente sul luogo del delitto; l’Ert ha invece trovato il Dna di due uomini. Sin dal primo istante, Restivo si è detto estraneo alla morte di Elisa. Gli esami svolti potrebbero dargli ragione in parte. Ad accusare quel che finora è l’unico indagato della vicenda sarebbe solo il taglio di una ciocca di capelli della vittima, caratteristica riscontrata anche nell’omicidio di Heater Barnett, la sarta inglese che secondo la polizia di Bornemouth sarebbe stata uccisa nel settembre del 2002 da Danilo Restivo. Il taglio di una ciocca di capelli è considerata finora dalla Procura una delle manie di Restivo, firma inoppugnabile delle attenzioni morbose nei confronti delle proprie vittime. 


Ma le ombre che aleggiano sulla vicenda sembrano essere ben più fitte. A complicare ulteriormente le indagini della Procura di Salerno sono gli oggetti presenti sul luogo del delitto fra cui un bottone rosso presente sotto il corpo della vittima. Proprio il bottone potrebbe essere una delle chiavi di volta del caso. La famiglia Claps ha sempre fatto presente come nella vicenda vi siano stati diversi tentativi di depistaggi, come nel 1993 all’indomani della scomparsa di Elisa quando l’allora magistrato negò sia un mandato di perquisizione a casa di Restivo, non dando così la possibilità di sequestrare alcuni vestiti sporchi di sangue in virtù di una ferita alla mano il giorno dell’omicidio probabilmente compatibile con l’oggetto utilizzato per uccidere Elisa, sia l’acquisizione dei tabulati telefonici dei possibili sospettati di quella che allora era indicata solo come una scomparsa. 
I depistaggi e le mancanze deriverebbero dalla presenza nella vicenda di nomi eccellenti. Si scopre, infatti, che il bottone rosso presente sotto il corpo di Elisa potrebbe appartenere all’ex parroco di Potenza, Don Mimì Sabia, deceduto nel 2008 ma in carica nel 1993. Il bottone non appartiene né agli indumenti di Elisa né a quelli di Restivo; una foto del vecchio parroco, nelle mani della Procura di Salerno, mostra invece una tonaca a cui manca proprio un bottone rosso dello stesso tipo ritrovato sul luogo del delitto. Tuttavia, non è l’unica pista seguita dagli inquirenti. 

Nella vicenda sarebbe presente anche un certo Eris Gega, un ragazzo albanese che frequentava il gruppo di Danilo e Elisa, protagonista, secondo le pagine del diario della ragazza, di un tentativo di approccio. Gega sarebbe stato visto da un testimone, rimasto per ora anonimo, avvicinare Elisa assieme a Restivo e obbligare la ragazza a salire su una “Uno” bianca il giorno della scomparsa. Ma non è tutto. La scoperta del cadavere sarebbe avvenuta originariamente nel gennaio del 2010 ma occultata da qualcuno, lo stesso che avrebbe provveduto a far sparire alcune travi dal sottotetto per permettere la fuoriuscita dei gas cadaverici; proprio l’assenza delle travi avrebbe poi portato alla presenza di infiltrazioni d’acqua nel sottotetto e ai successivi lavori di riparazione, dando però la possibilità di scoprire il cadavere. 

Tuttavia, quanto ritrovato dall’Ert, in seguito ai rilievi effettuati nel sottotetto, sembrerebbe riuscire a mettere insieme tutti i pezzi del complicato puzzle, riscontrando in Restivo l’assassino materiale di Elisa, ma indicando in altri due uomini gli stupratori della ragazza. Quel che ha tutta l’aria di essere un giallo d’altri tempi potrebbe essere dunque vicino alla soluzione delle indagini. 
Non resta quindi che attendere gli sviluppi della vicenda e conoscere così nomi e cognomi dei due uomini che, così come la famiglia ha affermato, avrebbero trasformato il sottotetto della SS. Trinità di Potenza “in una squallida alcova”.