Descrizione immagine
Descrizione immagine

IL CASO
DELL'OLGIATA 

Il giallo e la risoluzione della morte della contessa Alberica Filo della Torre

Descrizione immagine

Lascia il tuo commento a fondo pagina 

International Post, 18-24 luglio 2011- Delitto dell'Olgiata, vent'anni dopo fra vecchi colpevoli e nuove tecnologie

International Post, 11-17 aprile 2011- Svolta nel giallo  dell'Olgiata: dopo vent'anni l'assassino confessa l'omicidio

Descrizione immagine

Delitto dell'Olgiata, vent'anni dopo 
fra vecchi colpevoli e nuove tecnologie 

Descrizione immagine

di Pasquale Ragone

 

Esattamente vent’anni fa moriva la contessa Alberica Filo della Torre. Sono stati vent’anni di silenzi, di accuse e di smentite tra storie mai avvenute e sospetti sempre rimasti ad aleggiare sui tanti protagonisti della vicenda. E’ stato così per il marito della contessa, Pietro Mattei, fra i primi a essere accusati dell’orrendo delitto ma senza mai avere la possibilità di scagionarsi pienamente allontanando dubbi e incertezze. Qualsiasi gesto e qualsiasi frase sono sempre stati visti dai più maliziosi come il segno di una mezza confessione o dell’essersi tradito, di un passo falso.


Invece Pietro Mattei non aveva nulla da nascondere. Si era parlato di servizi segreti perché un amico della coppia era stato contattato fra i primi in seguito alla morte della contessa; oppure c’era stato chi aveva insinuato amanti e uomini misteriosi che non avrebbero retto alla bellezza e al contempo alla gelosia per l’affascinante contessa. Nulla di tutto ciò. Il domestico, il più semplice degli omicidi si risolve proprio accusando il domestico perché all’apparenza insospettabile e privo di motivazioni. Verrebbe da chiedersi come sia possibile che proprio colui che ha più di tutti bisogno di lavorare, uccida la propria datrice di lavoro. La domanda è legittima. Ma per il caso dell’Olgiata si è trattata di una domanda inutile, quasi fuori luogo. Manuel Winston è l’assassino e non ci sono più dubbi. La mattina del delitto, la contessa si accinge a entrare nella camera da letto e scopre il maggiordomo intento a rubare dei gioielli. Solo qualche tempo prima con Winston c’erano stati diverbi fino alla richiesta di lasciare casa, alla ricerca quindi di un’altra sistemazione.

Ma Winston non accetta il verdetto e decide di vendicarsi provando a portare via qualche prezioso. Pochi attimi e il maggiordomo viene scoperto provocando in quest’ultima una reazione istintiva:
la contessa viene aggredita. Il primo tentativo è quello di soffocarla con l’ausilio di un lenzuolo; infine la donna viene colpita alla testa. Ma durante la colluttazione Winston si ferisce e proprio quelle minuscole macchie di sangue lasciate sul lenzuolo diventeranno la chiave del mistero: il Dna inchioda il maggiordomo e dopo vent’anni il delitto può ritenersi risolto.
Merito delle nuove e affascinanti tecnologie che continuano sempre più a rendere il crimine un “gioco” piuttosto che un fatto orrendo qual è. Il gioco è quello delle parti e della ricerca spasmodica di ogni dettaglio che potrebbe rivelarsi la chiave di volta dell’intera vicenda. Si tratta della stessa ricerca del dettaglio che ha spinto Pietro Mattei a chiedere l’apertura del fascicolo relativo al caso.
L’analisi del lenzuolo e il confronto con il Dna del maggiordomo regalano dopo così tanti anni la soddisfazione che almeno uno dei tanti misteri italiani abbia trovato soluzione. 


E probabilmente la soddisfazione più grande è proprio quella di Pietro Mattei, il quale in occasione dei vent’anni dal delitto ha voluto ricordare la moglie e soprattutto i giorni felici passati assieme prima che le loro vite, in modo diverso, venissero distrutte. Oggi Pietro Mattei è un uomo che sembra aver trovato la serenità di un tempo; che ha finalmente permesso di centrare la verità e allo stesso tempo di cancellare le ombre che nel passato avevano spesso infangato il buon nome della famiglia e della stessa vittima.
Una lettera ha ricordato in questi giorni proprio quelle vite, prima che tutto finisse; lettera nella quale il marito della contessa si rivolge a quest’ultima come se fosse ancora in vita. E forse la contessa è ancora realmente in vita, laddove la verità non muore e il tempo non cancella i veri sentimenti.

Le indagini.it

Svolta nel delitto dell'Olgiata: dopo
vent'anni l'assassino confessa l'omicidio

           di Pasquale Ragone

Il filippino Manuel Winston Reves è l’assassino della contessa Alberica Filo della Torre. E’ questo il contenuto dei flash di agenzia che freneticamente si occupano della vicenda nelle ultime ore. Dopo vent’anni esatti dall’omicidio, l’uomo che nel 1991 lavorava come domestico per la famiglia della contessa ha infatti confessato di aver ucciso la donna. A incastrarlo sarebbero le tracce di Dna compatibili con quelle presenti su alcuni oggetti appartenenti alla scena del delitto.
Nello specifico, a essere utilizzati per gli accertamenti sono stati lo zoccolo con il quale venne uccisa la contessa, un rolex appartenuto alla vittima, i pantaloni di Winston, delle lenzuola e altri indumenti. 
Secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti, l’ex domestico avrebbe strangolato la vittima e poi le avrebbe inferto un colpo alla testa utilizzando uno zoccolo; infine si sarebbe dato alla fuga passando dal garage di casa. Eppure, così come nel caso di Via Poma laddove la compatibilità non è sinonimo di certezza, lo stesso dubbio potrebbe sorgere anche nel caso dell’Olgiata, quartiere romano dove Alberica Filo della Torre venne uccisa il 10 luglio 1991. Analizzando con maggiore attenzione la vicenda, diversi punti non tornano. Innanzitutto la dinamica dell’omicidio. 
 

Falcone e Borsellino servizi segreti addio


 

Le tracce di Dna sono state ritrovate sul lenzuolo che stringeva il collo della vittima ed esse sarebbero compatibili con la ferita che Winston si era procurato, probabilmente durante la colluttazione con la donna: è questa la prova madre che l’Ert è riuscito a individuare dopo vent’anni e solo dopo che tre anni fa il marito della contessa, Pietro Mattei, aveva chiesto la riapertura del caso puntando sull’ausilio delle nuove tecnologie. Tuttavia, alcune riflessioni sono necessarie. 


Bisogna chiedersi ad esempio se l’uomo era solo al momento del delitto oppure se qualcuno fosse con lui; ed è necessario chiedersi anche se le tracce ematiche erano finite sul lenzuolo perché effettivamente le mani di Winston avevano commesso l’omicidio o se quest’ultimo avesse partecipato soltanto alla dinamica che aveva portato alla morte la contessa. In breve: Winston era da solo sulla scena del delitto? 
Il dubbio sorge grazie ad alcune testimonianze, come quelle di altre due domestiche di casa Filo della Torre che smentiscono l’ipotesi che Winston sia fuggito dal garage in quanto, nelle ore in cui avveniva l’omicidio, esse erano presenti proprio fra il garage e la piscina e non ricordavano affatto il passaggio dell’uomo.  


A queste si aggiungono i dubbi e i vuoti di memoria di Winston che non ricorda di aver rubato alcuni gioielli della contessa spariti il giorno dell’omicidio. Torna quindi la domanda: Winston era da solo al momento dell’omicidio? E se qualcuno avesse tentato di uccidere la contessa strangolandola e, soltanto in un secondo momento, il domestico avesse dato il proprio contributo infierendo con uno zoccolo per essere certo della sua morte? In quel caso, chi starebbe coprendo Winston per evitare che qualcuno venga accusato di omicidio? Per il momento non è dato saperlo. Quel che invece è possibile sapere riguarda i rapporti di altri personaggi con la contessa. 


L’insegnante d’inglese dei figli della contessa, ad esempio, poco tempo prima era stata licenziata da Alberica Filo della Torre per le insistenti richieste di denaro e di aumento di stipendio; lo stesso Winston aveva di sovente delle discussioni con la contessa per via di un prestito di un milione di lire all’epoca non restituito e pare che lavorasse proprio per estinguere il debito contratto; e non era un mistero che Roberto Iacono, il figlio dell’insegnante d’inglese che frequentava casa Filo della Torre per via delle lezioni da impartire ai figli della contessa, non avesse gradito il licenziamento della madre. La posizione di quest’ultimo è stata però archiviata dagli inquirenti in quanto considerato del tutto estraneo alle indagini. Ma resta il dubbio: qual era stato il ruolo di Winston nell’omicidio? Aveva colpito lui la contessa con lo zoccolo? Aveva strangolato lui la contessa con il lenzuolo o addirittura aveva fatto entrambe nella completa solitudine? E perché infierire con un corpo contundente se la donna era già stata uccisa con il lenzuolo? Nonostante la confessione, i dubbi permangono rendendo l’omicidio dell’Olgiata un giallo forse ancora lontano dalla parola “fine”. 

 

Sorry no comments to display
* indicates required field
(this will not be published on the website)
(must start with http:// or www.)
maximum characters 2500, 2500 remaining