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"Luigi Tenco era un bambino in molte cose. Professionalmente però, ed è questa la sfortuna in Italia, era una persona molto seria; serio con cattiveria, serio con testardaggine".
(Lucio Dalla, 28.1.1967) 

"Gli storici, quando esamineranno questo caso rifacendosi sicuramente anche al presente lavoro, considereranno la morte di Tenco come uno dei misteri d'Italia. [...] E quando molti giornalisti mi chiedono se esiste il delitto perfetto, io gli rispondo di sì:

è l'omicidio Tenco".
(Francesco Bruno, stralcio prefazione Le ombre del silenzio)

RIAPRITE IL CASO TENCO: TENCO FU UCCISO
«La pistola di Luigi non sparò mai», sostiene il criminologo Ragone. «Il colpo fatale partì da un'altra arma»

Non c'è pace per Luigi Tenco. A 47 anni di distanza dal ritrovamente del suo cadavere, alle 2.10 del mattino del 27 gennaio 1967, nella camera numero 219 dell'Hotel Savoy di Sanremo, sulla morte del cantautore non è stata ancora scritta la strofa finale. Il fatto che Tenco si sia suicidato dopo la bocciatura della sua canzone, Ciao amore Ciao, nell'edizione di quell'anno del festival, è stato di nuovo messo in discussione: il criminologo Pasquale Ragone, autore, insieme a Nicola Guarneri, dei due libri-inchiesta Luigi Tenco. Storia di un omicidio e Le ombre del silenzio, ha infatti riportato alla ribalta quel tragico evento presentando, il 24 gennaio scorso, una richiesta di verifica alla Procura di Roma.


Ogni incertezza sembrava essere stata risolta per sempre nel 2006, dopo la riesumazione del corpo del cantante disposta dalla Procura di Sanremo il 12 dicembre 2005 per verificare, tra l'altro, se nel cranio di Luigi si trovasse il proiettile che lo uccise, mai rinvenuto dagli investigatori del tempo, che nella stanza del Savoy trovarono soltanto un bossolo. Le analisi effettuate nove anni fa dall'Ert (Esperti ricerca tracce) della polizia scientifica rivelarono l'assenza della pallottola anche dalla testa dell'artista, ma evidenziarono la presenza di un foro di entrata e di uno di uscita. «Tutti gli accertamenti compiuti confermano senza alcun dubbio che si è tratto di un suicidio», è la conclusione cui arrivò l'allora procuratore capo di Sanremo Mariano Gagliano, che dichiarò chiuso il caso.

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Ma adesso l'iniziativa di Ragone rimette le carte in tavola. Il dottor Gagliano è categorico: «È inutile riparlare di una realtà su cui si è già discusso e indagato per quasi 40 anni. Per eliminare qualsiasi perplessità feci riesumare la salma di Tenco, che si presentò in perfetto stato di conservazione, con uno staff di gente super preparata a esaminarla. Feci un gran lavoro e non ci fu alcuna esitazione nel concludere che si fosse suicidato. Se qualcuno va cercando pubblicità questo non lo posso sapere, ma ogni volta che si avvicina il Festival di Sanremo [si svolgerà dal 18 al 22 febbraio, ndr] è sempre così», ha commentato l'ex magistrato.


Cosa ha da dire in sua difesa Pasquale Ragone? «Io e il mio collega raccogliamo, con specialisti di nostra fiducia, le prove di quanto sosteniamo da un anno, altro che voglia di mettersi in mostra approfittando dell'approssimarsi del festival. Il dottor Gagliano dovrebbe contraddirci sugli elementi tecnici su cui si basano le nostre osservazioni. Abbiamo fatto scoperte sensazionali: Luigi Tenco è stato assassinato!», svela a Gente il criminologo.

Innanzitutto, come mai lei ha inoltrato la sua richiesta alla Procura di Roma, visto che la sede competente per il caso è quella di Imperia, di cui fa ora parte Sanremo? «Io chiedo di verificare l'accertamento balistico sul bossolo trovato nel 1967 al Savoy e svolto nel 2005 dall'Ert nei suoi laboratori romani: dunque dovevo per forza rivolgermi alla Procura della capitale», spiega Pasquale Ragone.
Quali novità porterebbe questo riesame? «Una delle tracce principali che una pistola lascia su un bossolo è quella dell'espulsore, che serve appunto a buttarlo fuori dopo lo scoppio. Ogni rivoltella ne ha uno diverso: la Walther PPK, l'arma di proprietà di Tenco, con la quale si sarebbe sparato, ne ha uno che segna il bossolo con un semicerchio. Ma quello raccolto accanto al cadavere del cantante porta inciso un triangolo: e quella è l'orma che imprime ai bossoli una Beretta 70. Se i risultati della nostra indagine fossero confermati dalla Procura di Roma le conseguenze sarebbero chiare: il caso Tenco andrebbe riaperto per omicidio a carico di ignoti».

A lasciare aperta la porta a interpretazioni diverse, come già è stato confermato negli anni scorsi da vari fonti, di sicuro hanno contribuito alcuni provvedimenti presi da chi, quel 27 gennaio 1967, seguiva l'inchiesta. È assodato, per esempio, che il cadavere di Luigi venne spostato una prima volta dalla camera d'albergo in cui giaceva e poi lì riportato e mostrato alla stampa. Alcuni testimoni, inoltre, avrebbero confidato che inizialmente la pistola di Tenco si trovava sopra un comò, posizione strana dopo essere stata usata per un suicidio. E quando venne condotta all'obitorio, la salma del cantante fu ricomposta, ma non sottoposta ad autopsia: si può ipotizzare che tanti indizi utili siano andati perduti.

Ragone, però, ci sorprende ancora. «Le pistole da prendere in considerazione sono addirittura tre: la Walther PPK del cantate, secondo noi mai entrata con lui all'Hotel Savoy; la Beretta 70, che risulta dalle nostre analisi sul bossolo; e infine una Bernardelli modello 60, ovvero la rivoltella che nelle foto ufficiali giace tra le gambe di Tenco riverso sul pavimento della sua stanza: l'abbiamo individuata analizzando le immagini e scoprendo che ha un grilletto e un particolare della struttura completamente differenti rispetto alle altre due armi. In comune hanno solo il calibro: tutte e tre sparano proiettili 7.65, come quelli che la polizia scientifica ha riscontrato alla testa di Luigi. Insomma, ce n'è abbastanza per chiedere più chiarezza: dopo 47 anni di buio Tenco se lo merita». 

 

PRESENTAZIONI DEGLI AUTORI
ED EVENTI IN ITALIA 

La notte tra il 26 e il 27 gennaio 1967 muore Luigi Tenco. Il corpo del cantautore viene rinvenuto nella stanza 219 dell'Hotel Savoy di Sanremo. Una morte improvvisa che gela il palo dell'Ariston. La tesi ufficiale parla di suicidio. Un colpo di pistola che sin da subito stenta a convincere e che in questo libro viene definitivamente smentito. 

Per la prima volta vengono pubblicati i documenti concessi dalla Procura di Sanremo riguardo agli esami compiuti nel 2006 sul corpo di Tenco - in occasione dell'esumazione della salma - e sull'arma che l'avrebbe ucciso. Contrariamente a quanto decretato dalla stessa Procura, diversi elementi riportati in queste pagine fanno supporre l'ipotesi dell'omicidio, descrivendo una precisa dinamica dei fatti anche con l'ausilio di un'inedita ricostruzione 3D degli ultimi drammatici momenti.

Dalle analisi di laboratorio emerge, inoltre, una novità assoluta: la pistola che ha esploso il colpo mortale sarebbe stata dotata di silenziatore e mai ritrovata. 


Le principali novità apportate dall'inchiesta, all'attenzione della Procura di Imperia, sono le seguenti:

  • Trovata l'arma che uccise il cantautore (una "Beretta 70"), diversa da quella ufficialmente indicata dalla Polizia
     
  • Scoperto l'uso di un silenziatore per uccidere Luigi Tenco
     
  • Grazie all'analisi Stub dimostrato che Tenco non premette il grilletto la notte del 27 gennaio
     
  • Scoperte delle fratture sul cadavere, riconducendole alla dinamica omicidiaria
     
  • Scoperta la presenza di una pistola "Bernardelli 60" sulla scena del crimine 
     
  • Trovata la verità sul biglietto scritto da Tenco e agli atti dell'inchiesta

  • Scoperte le ragioni dell'omicidio, con nomi e cognomi di chi sarebbe implicato


L'inchiesta di Guarneri e Ragone rilegge in controluce, attraverso testimonianze e materiali inediti (rinvenuti nell'aula bunker della Corte d'Assise) i fatti accaduti nel 1967. Un lungo lavoro di ricerca che gli autori hanno portato avanti per oltre quattro anni, scavando tra archivi e faldoni, fino a scovare per la prima volta il foglio matricolare e alcune lettere inedite di Luigi Tenco, documenti questi finora mai pubblicati.

Quello che viene consegnato ai lettori è un quadro inquietante e ancora sconosciuto. Nella vita del cantautore compaiono personaggi  di cui si ignorava l'esistenza e si indaga su alcuni ambienti politici.

Perché Tenco doveva morire? Quali segreti custodiva? Chi lo temeva a tal punto da eliminarlo? Una serie di trame che si intrecciano con l'Argentina e con oscure operazioni di Stato, lasciando poco spazio all'ipotesi del suicidio.