Image description

"Luigi Tenco era un bambino in molte cose. Professionalmente però, ed è questa la sfortuna in Italia, era una persona molto seria; serio con cattiveria, serio con testardaggine".
(Lucio Dalla, 28.1.1967) 

"Gli storici, quando esamineranno questo caso rifacendosi sicuramente anche al presente lavoro, considereranno la morte di Tenco come uno dei misteri d'Italia. [...] E quando molti giornalisti mi chiedono se esiste il delitto perfetto, io gli rispondo di sì:

è l'omicidio Tenco".
(Francesco Bruno, stralcio prefazione Le ombre del silenzio)

Descrizione immagine

UN ALTRO MISTERO ITALIANO: 
L'ULTIMO REFERTO DICE CHE LUIGI TENCO NON SI E' SPARATO AL SANREMO DEL '67
IL CANTAUTORE AVEVA PAURA E FORSE E' RIMASTO IMPIGLIATO IN UNA BRUTTA STORIA DI SERVIZI SEGRETI

È il pomeriggio del 23 gennaio 1967. Dal treno giunto a Sanremo da Recco, scende un giovane dallo sguardo cupo ma penetrante. È stanco e agitato Luigi Tenco. Ripensa a un episodio che gli è capitato poche settimane prima a Santa Margherita Ligure. Due auto, dopo averlo speronato, avevano tentato di mandarlo fuori strada, senza alcun motivo apparente. E nella concitazione non era riuscito nemmeno a segnarsi le targhe. È convinto che si tratti di un avvertimento. Ma per cosa? È un enigma che non sa risolvere.

Gli ultimi mesi del 1966 sono stati per Luigi densi di ansie e paure. Ha anche acquistato una pistola per legittima difesa, che custodisce nel cruscotto della propria automobile. Sa che da quando ha compiuto quel viaggio in Argentina la sua vita è stata stravolta, ma non immagina che avrebbe generato un effetto domino sulla propria esistenza.

Infatti nel 1965, Luigi Tenco avrebbe ottenuto favori durante il periodo del servizio militare. In cambio gli sarebbe stato chiesto di consegnare ‘informazioni’ tra reti di eversivi presenti in Italia e Argentina per finalità golpistiche. Ovviamente Tenco non era a conoscenza di tutto ciò, ma la sua partecipazione al viaggio e all’operazione lo avevano reso pericoloso agli occhi di chi l’ha coinvolto.

All’arrivo in albergo il portiere consegna a Tenco la chiave della stanza 219, che è situata nella dépendance. La stanza è piuttosto semplice, sul tavolino sono disposti carta, penna e un posacenere, come da lui richiesto. Non appena si appoggia al cuscino cade in un sonno profondo. Si alza con tutta calma e dopo il pranzo si reca al Casinò dove sono appena incominciate le prove, accompagnato dal solito turbinio di pensieri che gli arrovellano il cervello.

La mattina dell’ultimo giorno di vita di Tenco inizia diversamente dal solito. Stavolta è mattiniero, e s’avvia presto verso il Casinò per le prove. Dopo aver cantato si confida con un paio d’amici, Roby Matano e Sergio Endrigo: “Pensate realmente che mi sia servito venire a Sanremo? Potrò arrivare al pubblico?”.
Luigi sa che un’esibizione dal vivo dinanzi a una platea non è il suo forte e ha paura che la sua canzone non venga capita. Inoltre con la sua partner, Dalida, nell’ultimo periodo i rapporti sono un po’ freddi, e anche per questo Luigi non vede l’ora di terminare il festival e tornarsene a Recco. Anche a lei ha confidato le sue paure, le minacce e i tentativi di aggressione subiti. E rimane molto deluso quando lei gli dice di aver rivelato le sue confidenze a qualcuno, nella speranza di aiutarlo.

La sera, va a cena con gli amici Piero Vivarelli, Sergio Modugno e Gianni Ravera, ma non ha per nulla appetito. L’attesa per l’esibizione lo tormenta e la lite con Dalida lo ha innervosito. Così per darsi coraggio beve del vino nonostante sia a stomaco vuoto. Non è però la paura dell’eliminazione a tormentarlo, ma il timore di non essere compreso. Più s’avvicina al palco e più l’ansia lo assale.
A condurre l’edizione del Festival di Sanremo 1967 è Mike Bongiorno che si accorge subito dello stato d’animo del cantautore e prova a strappargli un sorriso, “Dai che sei bravo – gli dice – ti conosco bene. Fai vedere chi sei”.
Le luci lo abbagliano, fa fatica a raggiungere il microfono. È intimorito dal pubblico e quando partono le note manca l’attacco. Recupera, ma i ritardi nell’esecuzione si susseguono. Ciao amore ciao è una canzone sofferta e nelle intenzioni di Tenco, deve entrare come una lama in chi la ascolta. Ma la sua esibizione è poco convincente. Qualcuno parlerà di un Tenco “fatto e stravolto”. La canzone raccoglie solo 38 voti dalla giuria popolare su 900, un dato che conferma le paure del povero Luigi.

Pensa di organizzare una conferenza stampa l’indomani. L’eliminazione l’ha convinto, non per recriminare contro la commissione del festival, ma per annunciare qualcosa di davvero importante. Qualcosa che lo agita da mesi.
Ma nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 1967, succede qualcosa che oggi, a quasi 50 anni di distanza, si può affermare, non fosse stato contemplato. Ufficialmente Luigi Tenco si toglie la vita con un colpo di pistola alla tempia destra nella sua stanza all’Hotel Savoy, ma sono ancora molte le incongruenze, le ombre e i silenzi che permangono attorno a questa morte. Oltre ai particolari che continuano a emergere e che fanno sì che la domanda: “È stato un suicidio o un omicidio?”, sia più che lecita. Quella notte c’è uno strano silenzio intorno alla stanza 219. Il giornalista Sandro Ciotti sta lavorando al pezzo da inviare al giornale, mentre nelle stanze contigue alloggiano Lucio Dalla e Jimmy Fontana. Nessuno però sente lo sparo.

“Quel che è certo è che verrà ricordata come un’inchiesta investigativa condotta in maniera grossolana e confusionaria”, afferma Pasquale Ragone, criminologo e giornalista, che assieme al collega Nicola Guarneri, ha scritto Le ombre del silenzio (Castelvecchi Editore) la prima grande inchiesta sul caso Tenco, una vicenda che si può ormai annoverare tra i misteri d’Italia. Perché sono molte le ipotesi formulate sulla morte del giovane cantautore.
Si è parlato di droga, di debiti e di Marsigliesi (l’organizzazione criminale operante tra Francia e Italia durante la prima metà degli anni 70, ndr). Ma anche di un coinvolgimento del governo italiano. C’è poi chi ha diffuso la voce che Tenco fosse un dirigente del Partito socialista, legando ciò alle ragioni del delitto. Il sospetto è che all’epoca, qualcuno – gente con le mani in pasta nel mondo dello spettacolo e con forti legami con ambienti eversivi di destra – utilizzasse insospettabili artisti per agevolare lo scambio e il trasporto di informazioni da un Paese all’altro, aggirando i controlli con estrema semplicità.

In questo volume, edito da Castelvecchi, per la prima volta vengono pubblicati i documenti concessi dalla Procura di Sanremo riguardo agli esami compiuti sul corpo di Tenco nel 2006, in occasione dell’esumazione della salma, oltre a quelli sull’arma che lo avrebbe ucciso.
Dalla riapertura delle indagini è emerso che “sia le tracce sul bossolo repertato, sia le lesioni alla teca cranica, allontanano consistentemente l’ipotesi suicidiaria”. In più, “la frattura alla mastoide destra non esclude un colpo molto forte inferto a Tenco”. La Polizia scientifica nel 1967, muoveva i primi passi e il cadavere non fu neanche svestito, né gli venne fatta l’autopsia. L’inchiesta ufficiale, comunque, stabilì: si è trattato di suicidio.

Articolo di Pasquale Rinaldis 

PRESENTAZIONI DEGLI AUTORI
ED EVENTI IN ITALIA 

La notte tra il 26 e il 27 gennaio 1967 muore Luigi Tenco. Il corpo del cantautore viene rinvenuto nella stanza 219 dell'Hotel Savoy di Sanremo. Una morte improvvisa che gela il palo dell'Ariston. La tesi ufficiale parla di suicidio. Un colpo di pistola che sin da subito stenta a convincere e che in questo libro viene definitivamente smentito. 

Per la prima volta vengono pubblicati i documenti concessi dalla Procura di Sanremo riguardo agli esami compiuti nel 2006 sul corpo di Tenco - in occasione dell'esumazione della salma - e sull'arma che l'avrebbe ucciso. Contrariamente a quanto decretato dalla stessa Procura, diversi elementi riportati in queste pagine fanno supporre l'ipotesi dell'omicidio, descrivendo una precisa dinamica dei fatti anche con l'ausilio di un'inedita ricostruzione 3D degli ultimi drammatici momenti.

Dalle analisi di laboratorio emerge, inoltre, una novità assoluta: la pistola che ha esploso il colpo mortale sarebbe stata dotata di silenziatore e mai ritrovata. 


Le principali novità apportate dall'inchiesta, all'attenzione della Procura di Imperia, sono le seguenti:

  • Trovata l'arma che uccise il cantautore (una "Beretta 70"), diversa da quella ufficialmente indicata dalla Polizia
     
  • Scoperto l'uso di un silenziatore per uccidere Luigi Tenco
     
  • Grazie all'analisi Stub dimostrato che Tenco non premette il grilletto la notte del 27 gennaio
     
  • Scoperte delle fratture sul cadavere, riconducendole alla dinamica omicidiaria
     
  • Scoperta la presenza di una pistola "Bernardelli 60" sulla scena del crimine 
     
  • Trovata la verità sul biglietto scritto da Tenco e agli atti dell'inchiesta

  • Scoperte le ragioni dell'omicidio, con nomi e cognomi di chi sarebbe implicato


L'inchiesta di Guarneri e Ragone rilegge in controluce, attraverso testimonianze e materiali inediti (rinvenuti nell'aula bunker della Corte d'Assise) i fatti accaduti nel 1967. Un lungo lavoro di ricerca che gli autori hanno portato avanti per oltre quattro anni, scavando tra archivi e faldoni, fino a scovare per la prima volta il foglio matricolare e alcune lettere inedite di Luigi Tenco, documenti questi finora mai pubblicati.

Quello che viene consegnato ai lettori è un quadro inquietante e ancora sconosciuto. Nella vita del cantautore compaiono personaggi  di cui si ignorava l'esistenza e si indaga su alcuni ambienti politici.

Perché Tenco doveva morire? Quali segreti custodiva? Chi lo temeva a tal punto da eliminarlo? Una serie di trame che si intrecciano con l'Argentina e con oscure operazioni di Stato, lasciando poco spazio all'ipotesi del suicidio.